giovedì , 21 settembre 2017
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Abdullah, cresciuto a Guardavalle e “adottato” da Torino

La bella storia del 30enne afgano. Apprezzato sarto in Piemonte, è tornato ad “abbracciare” i fratelli calabresi

Arriva da Guardavalle una storia di integrazione e solidarietà che unisce le sponde del Mediterraneo e abbatte il muro del pregiudizio. È la storia di Abdullah Khaleghi, ragazzo afgano di 30 anni, che nel piccolo centro del Catanzarese ha trovato un’intera comunità pronto ad accoglierlo e che in Italia ha realizzato il sogno di diventare sarto. Abdullah è sbarcato a Guardavalle assieme ad altri 54 connazionali, fra i quali anche un gruppo di minorenni, nel settembre del 2010. Dal loro arrivo, la comunità ha dato prova di grande umanità, prodigandosi in una gara di solidarietà e accoglienza. Mentre i suoi compagni di viaggio raggiungevano altre mete italiane ed estere (Svezia e Germania soprattutto), per un anno Abdullah, dopo il suo sbarco sulle coste calabresi, è rimasto a Guardavalle.
Qui Abdullah ha trovato una casa e, con l’aiuto di tutti i cittadini, ha ripreso l’attività di sarto che svolgeva in Afghanistan. Un legame profondo quello instaurato fra il giovane profugo e la cittadina di Guardavalle che neanche il trasferimento a Torino, dove Abdullah si è insediato stabilmente, è riuscito ad allentare. Così il giovane sarto, qualche giorno fa, dopo diversi anni, è tornato a Guardavalle per salutare quella comunità che lo ha aiutato a costruire la sua seconda vita. Oggi Abdullah è un sarto affermato e riconosciuto, apprezzato dagli esperti del settore. Per lui l’Italia è stata davvero la terra promessa, raggiunto dopo un viaggio durato quasi due mesi. Lui ce l’ha fatta, ma non ha mai dimenticato quel suo compagno appena quindicenne annegato dagli scafisti. Un dramma appena lenito dalla generosità di chi lo ha accolto e dalla giustizia che ha condannato chi si è reso responsabile di una morte così atroce. Dal suo ritorno nel piccolo centro jonico, dove si fermerà per qualche giorno, Abdullah, che sogna di riabbracciare la sua famiglia d’origine, è stato letteralmente sommerso di inviti a pranzo o a cena da parte di quelle famiglie che non hanno mai dimenticato il giovane afgano sbarcato in Italia in cerca di una vita e di un futuro migliori. «In questi anni – ha raccontato il sindaco Pino Ussia che, all’epoca dello sbarco, era assessore ai servizi sociali – non abbiamo mai interrotto i rapporti con Abdullah, tenendo vivo un legame che non si è mai spezzato, come dimostra la sua graditissima visita. Tutta la nostra comunità è fiera di lui, dei suoi successi, del suo percorso di vita. Abdullah è rimasto nel cuore dei guardavallesi, e poi c’è anche chi come Giovanni (lo chiamiamo così, italianizzando il suo nome arabo), che qui ha trovato una seconda famiglia con l’adozione da parte di una coppia e che fra non molto convolerà a nozze con una ragazza del posto». Storie di integrazione o più semplicemente di amicizia senza confini.

Fonte: Gazzetta del Sud – Letizia Varano

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