venerdì , 22 settembre 2017
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Degna sepoltura per sei migranti a Guardavalle e Badolato

Le vittime innocenti delle stragi nel Canale di Sicilia

Cerimonie sobrie ma intense quelle dedicate lo scorso wee-kend alla sepoltura dei corpi, a Guardavalle e a Badolato, di alcune delle circa 700 vittime del naufragio di un barcone di migranti avvenuto il 18 aprile 2015 nel Canale di Sicilia. Nell’annunciare l'”accoglienza” di due salme nel cimitero badolatese, il sindaco Gerardo Mannello aveva evidenziato «che anche un fatto così doloroso deve trovarci pronti a fare la nostra parte all’insegna della solidarietà». E domenica mattina il programma è stato rispettato, con la sepoltura dei due feretri nei loculi reperiti nel cimitero comunale. Il giorno prima analoga ce-rimonia, ma con quattro feretri, si era svolta all’interno del cimitero di Guardavalle. Nell’occasione il sindaco Giuseppe Ussia ha evidenziato che si è trattato di un «atto di pietà umana da parte della mia comunità, con la presenza al cimitero per il rito della sepoltura dei quattro profughi. Non posso che essere felice di rappresentare una cittadina — ha aggiunto — che dei sentimenti umani e della solidarietà fa vita quotidiana». I sei corpi che ora trovano riposo sulle rive dello Jonio non hanno nome; la loro identificazione è stata impossibile poiché il ritrovamento dei cadaveri è avvenuto in circostanze drammatiche, in mezzo al mare o addirittura un anno più tardi sul suo fondale, a circa 400 metri di profondità, dove il barcone si è inabissato. Solo una targhetta apposta su ciascuna bara, con un numero di matricola, ne consente l’individuazione in un elenco fatto di soli numeri, che ha già visto analoghe cerimonie svolgersi in Sicilia, dove gli spazi si sono di fatto esauriti. Da qui la richiesta di disponibilità fatta dal Viminale, attraverso la Prefettura, ai vari comuni, trovando la risposta positiva dei due centri costieri. «Abbiamo pregato tutti insieme – ha ancora detto il sindaco Ussia — e sulle quattro tombe sono state posizionate le croci cristiane assieme a tanti fiori, in attesa di preparare una targa ad hoc per ricordare questi corpi senza nome con un messaggio particolare sulle sofferenze che si vivono».

Fonte: Gazzetta del Sud – Francesco Ranieri

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