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Boemondo e Tancredi, guidano i Calabro-normanni alla conquista della Terrasanta

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Categoria: Storia

I CALABRESI ALLE CROCIATE

Boemondo e Tancredi, guidano i Calabro-normanni alla conquista della Terrasanta

La Prima Crociata fu lanciata il 27 novembre 1095 dal Papa Urbano II il giorno prima della fine dei lavori del Concilio di Clermont (18-28 novembre 1095), in Francia, con l'obiettivo di portare aiuto alla Cristianità orientale preoccupata dall'insediamento dei Turchi selgiuchidi. La città di Antiochia era infatti caduta dieci anni prima, nel 1085, e una grossa componente selgiuchide - quella che si sarebbe autodefinita "di Rūm", cioè "romea", "dell'area bizantina" - era arrivata a insediarsi a Nicea, attuale Iznik.
L'intento era anche quello di riguadagnare il controllo di Gerusalemme e del suo Santo Sepolcro e di tutta la Terra Santa, facilitando i pellegrini che vi si recavano, e di allentare la pressione sull'Impero Bizantino ad opera dei Selgiuchidi del ramo principale (i Grandi Selgiuchidi), aiutando al contempo la Cristianità orientale. Molti ecclesiastici iniziarono a predicarne la necessità. Di una certa importanza fu la propaganda che effettuò nelle lande calabresi un certo Alberto o Aliberto Asciutti normanno da Caulonia : egli si recò in Terra Santa nel 1087 e, lungo il viaggio, si unì alla schiera di quei pellegrini baresi, che trafugarono il corpo di S.Nicola di Mira, portato a Bari nel 1088.
La prima vera Crociata che qualche storico definisce anche Crociata dei baroni (anche se nessun barone ne fece parte) riuscì a stabilire gli "Stati Crociati" di Edessa, Antiochia, Gerusalemme e Tripoli in Palestina e Siria.
All'impresa - affidata dal Papa alla guida spirituale di Ademaro di Monteil, vescovo di Le Puy - aderirono alcuni nomi famosi dell'aristocrazia feudale europea:

-Ugo di Vermandois partì verso il 15 agosto e, non senza vanità, scrisse all'imperatore bizantino Alessio I di preparargli un'accoglienza degna di lui. Si imbarcò a Bari alla volta di Durazzo, per raggiungere Costantinopoli percorrendo l'antica via Egnatia, ma le navi incapparono in una burrasca e si dispersero. Raccolto da Alessio I, fu considerato un ospite, ma posto sotto attenta anche se discreta sorveglianza.
-Goffredo di Buglione, che aveva seguito la via di Pietro l'Eremita, fu il secondo ad arrivare. Aveva attraversato appena l'Ungheria, che dopo i primi "passaggi" era già in allarme, e per tutto il tempo fu obbligato a lasciare in ostaggio suo fratello Baldovino. Giunto a Costantinopoli si accampò sotto le mura. Nacque una certa ostilità fra i suoi e gli uomini dell'imperatore, che era accusato di tenere prigioniero Ugo.
-Boemondo d’Altavilla, arrivò in aprile. Nemico dichiarato di Alessio I, si era fatto crociato, «per opera dello Spirito Santo» dicono i testi, quando si stavano avvicinando i crociati normanni di Roberto. Non era stato solo per devozione: Boemondo era un uomo forte, astuto, ambizioso e frustrato: suo padre, Roberto il Guiscardo, dopo essersi risposato, gli aveva preferito il fratellastro, Ruggero Borsa. Ambiva ad avere una sua signoria a scapito dell'Imperatore bizantino, sul quale dodici anni prima aveva già riportato una vittoria. Fine conoscitore della mentalità bizantina e musulmana e dei loro metodi, egli sapeva di essere indispensabile. Per rassicurare il diffidente Alessio I, Boemondo evitò che le sue truppe operassero il minimo saccheggio.
-Raimondo di Saint-Gilles era uno dei più potenti signori. Aveva 55 anni e possedeva una dozzina di contee; può darsi che avesse partecipato alla Reconquista Spagnola. Già prima del Concilio di Clermont, il papa vide in lui il capo militare della crociata. In autunno, dopo aver lasciato al figlio il governo delle terre, il conte partì insieme con Ademaro, passando per l'Italia settentrionale e l'inospitale costa dalmata. Giunto nelle terre dell'impero, fu scortato dalle truppe peceneghe, che fungevano da polizia militare bizantina, che lo misero sotto sorveglianza.
-Roberto di Normandia, Roberto di Fiandra e Stefano di Blois lasciarono le loro terre nell'autunno del 1096. Passando per Roma, Bari e per la via Egnatia, arrivarono a Costantinopoli nell'aprile-maggio del 1097.

Boemondo I d'Antiochia (conosciuto anche come Boemondo d'Altavilla o Boemondo di Taranto),Servì sotto suo padre nel grande attacco contro l'Impero bizantino (1080-1085) e comandò i Normanni durante l'assenza del Guiscardo (1082-1084), penetrando in Tessaglia così come a Larissa, venendo però respinto da Alessio I Comneno.Egli radunò un esercito normanno (dodicimila dei quali ci è tramandato fossero calabresi) che era forse la miglior compagine dello stuolo crociato, alla testa del quale egli traversò, partendo da Trani il Mare Adriatico (unico a prendere la via del mare per la vicinanza fra la Puglia e l'antistante costa albanese) e, dopo essere sbarcato a Durazzo, si diresse per la Via Egnatia, sotto la prudente scorta di Peceneghi inviatagli incontro dall'Imperatore di Costantinopoli, alla volta di Costantinopoli percorrendo la via che egli aveva tentato di seguire nel 1082-1084. Fece grande attenzione a osservare un atteggiamento "corretto" nei confronti di Alessio e quando arrivò a Costantinopoli nell'aprile 1097 rese omaggio all'Imperatore. Egli può aver negoziato con Alessio circa il Principato d'Antiochia; se ciò avvenne egli ricevette scarsi incoraggiamenti. Da Costantinopoli ad Antiochia Boemondo fu il vero leader della Prima Crociata (malgrado le potenzialità senz'altro superiori per rango e uomini di Raimondo di Tolosa - e la dice lunga circa la sua capacità di comando il fatto che l'Asia Minore sia stata attraversata con successo nel corso della Prima Crociata, mentre la Crociata del 1101, la Seconda Crociata nel 1147, e la Terza Crociata nel 1189 avessero fallito nell'intento.
La figlia dell'Imperatore, Anna Comnena, ha lasciato un bel ritratto di Boemondo nella sua Alessiade; ella lo incontrò per la prima volta quando aveva 14 anni e ne restò abbastanza affascinata. Anna non ha lasciato alcun ritratto similare di qualsivoglia altro principe crociato.
Boemondo si segnalò a Dorileo e presa Antiochia se ne proclamò principe, estendendo i suoi domini in Siria, Cilicia, Armenia; venuto a contrasto con Alessio Comneno riprese il sogno che era stato del padre e volle sottomettere la Grecia: dopo un combattimento sfortunato a Durazzo, venuto a raccogliere nuove leve, morì nel 1111 a Rossano.
Merita ricordo anche Tancredi, nipote di Boemondo e principe di Galilea, che, governando Antiochia in assenza dello zio, fu artefice della così lunga solidità di quello Stato.
Tancredi fu un capo Normanno molto valoroso, la tradizione lo vuole nipote di Boemondo d'Altavilla, ma pare piuttosto che egli fosse figlio di Oddone del Monferrato e di Emma sorella di Roberto il Guiscardo, e pertanto cugino di Boemondo.
Con altri nobili normanni in cerca di fortuna, Tancredi seguì nell'autunno del 1096 Boemondo di Taranto alla prima crociata e già durante la traversa della penisola balcanica si distinse negli scontri contro le milizie mercenarie bizantine, inviate dall'imperatore a contrastare la marcia dei normanni, tradizionali nemici dei greci.
Passati i crociati in Asia, Tancredi si segnalò nella presa di Nicea (maggio 1097) alla quale di certo parteciparono i guerrieri Calabresi che lo seguivano, che parteciparono anche alla presa d‘Antiochia; indi, nel settembre, insieme con Baldovino di Boulogne, si staccò dal resto dell'armata per addentrarsi fra i monti della Cilicia.
Riuscì con l'aiuto dei cristiani armeni, a occupare Tarso, Adana, Mamistra.
Guastatisi poi i rapporti con Baldovino, Tancredi raggiunse il grosso dell'esercito crociato dinnanzi ad Antiochia (che, caduta infine nel giugno del 1098, sarebbe stata occupata a titolo personale da Boemondo I d'Altavilla) e condivise la sua sorte fino a Gerusalemme, occupò e organizzò militarmente la Galilea della quale, con l'appoggio di Boemondo e del patriarca di Gerusalemme Daiberto, assunse il titolo di principe.
Condusse una politica audace, volta alla decisa egemonia sulla Siria e sulla Cilicia, e riuscì ad assumere una posizione di supremazia fra gli stessi principi musulmani dell'Eufrate.
Stava progettando una spedizione contro gli armeni di Cilicia quando cadde ammalato, sembra di tifo, e morì nel dicembre del 1112 .
Personaggio duro e privo di scrupoli, per molti versi avvicinabile a Roberto il Guiscardo, Tancredi appartiene a quella generazione di cadetti senza terra e senza risorse che cercò sbocco nell'avventura meridionale fondando la potenza mediterranea dei normanni.
Cinque secoli circa più tardi, Tasso ne avrebbe idealizzato il personaggio nella “Gerusalemme Liberata“, dove Tancredi è cavaliere prode e gentile.


FONTI:
www.drengo.it/sm/rso/2/nistico.calabria.pdf.
It.wikipedia.org
www.circoloculturalelagora.it/crociate
09-09-2007 @ 11:54

Autore: guiscardo