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La Calabria deformata -Articolo di Ilario Ammendolia

Pubblicato su La Riviera del 28 agosto u.s.
La criminalizzazione del sud continua a essere un passaggio necessario ....
Con un editoriale sul Corriere, il prof. Galli d. Loggia ritorna su “questione meridionale” “Un mondo dove vigono altri criteri di ..

Riporto per intero l'articolo perché ognuno possa conoscere i "non usuali" elementi di valutazione del disagio nostro del Meridione, e per il piacere di fare cooscere ai lettori l'attività ed il pensiero el prof. Ilario Ammendolia, di Caulonia, e della rivista della Locride "La Riviera".


La Calabria deformata
Dom, 28/08/2016 - 10:03

La criminalizzazione del sud continua a essere un passaggio necessario per consentire agli intellettuali progressisti di guardarci conocchia deformanti così come una parte del mondo“liberal” americano ha guardato per decenni i neri e gli indiani d’America.

Con un editoriale sul Corriere, il professor Galli della Loggia ritorna sulla “questione meridionale” e cerca di dare una risposta sul perché il Sud sia sparito dall’orizzonte nazionale diventando “un mondo a parte”!
“Un mondo dove vigono altri criteri di valutazione, un’altra idea di che cosa siano la scuola e lo studio e il loro rapporto con la società, di che cosa debba essere la preparazione dei giovani alla vita, un’altra idea - si deve supporre - di che cosa sia la vita stessa!”
La causa principale di tutto ciò?
Galli non ha alcun dubbio: “Il fatto che in questo tempo è andato progressivamente scomparendo lo Stato nazionale”.
Noi siamo testimoni di quanto è successo al Sud dal dopoguerra ad oggi.
Testimoni del fatto che lo Stato - questo stato - è la causa principale, se non unica, del disastro del Sud.
Non cercherò di farvi indignare parlando dell’oro che dopo l’unità d’Italia è passato dal casse del regno di Napoli a quelle del Piemonte.
Non vi parlerò del disagio meridionale affrontato con le baionette del Cialdini e con la legge Pica.
Niente di tutto questo!
Mi limiterò ad accennare al fatto che lo Stato di oggi è nato la notte del 25 luglio del 1943, per riaffermare l’assoluta e sostanziale continuità con la storia precedente. È stato voluto da un crogiolo di forze che avevano già partorito il fascismo e fatto precipitare l’Italia in una guerra infame.
Quello stesso crogiolo di forze che oggi sta abbattendo lo Stato nazionale e marginalizzando ulteriormente il Sud sganciandolo dal Continente Europeo.
Le identiche forze che oggi, ancora più che in passato, sono impegnati a eludere la Costituzione Repubblicana espressione di un’altra Italia nata tra i monti nelle carceri fasciste.
Non è di questo Stato che il Sud ha bisogno! Uno Stato che in Calabria non si presenta con ospedali, scuole, lavoro, lotta alla marginalità sociale, centri di ricerca, università, ferrovie e strade bensì con la visiera dei carabinieri e la toga del magistrato. Con la prepotenza dei politici subalterni e di mezza tacca e con lo strapotere della burocrazia.
La ndrangheta è l’ alibi per scacciare la Politica dalla Calabria e per mettersi sotto i piedi la Costituzione.
Faccio un esempio: quanti morti di mafia ci sono ogni anno in Calabria?
Una dozzina? Forse la metà o il doppio! Sono sempre maledettamente troppi e non bisogna mai rassegnarsi finché ci sarà un solo morto ammazzato dalla criminalità. Tuttavia non mi spiego come si riesce ad attirare l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale sui morti di ndrangheta ignorando quasi completamente che ogni anno, nella nostra Terra, muoiono - in perfetto silenzio - almeno mille persone per mancanza di prevenzione, per il pessimo stato dei nostri ospedali, per la qualità dell’assistenza sanitaria. Oppure per la statale 106 o per le disconnesse strade provinciali.
Sono figli di un Dio minore?
Sono morti che non interessano agli “intellettuali” esterni e la stampa congeniale al sistema. Forse vengono ignorati così si possono spendere cifre enormi, fuori da ogni razionalità, in repressione, per macchine blindate, per scorte, per intercettazioni, per ingiusta detenzione, per pessimi processi. Spese inutili finalizzate alla teatralità dell’antimafia! La velocità con cui sono stati recentemente annunciati e nominati i PM alla procura di Catanzaro è inversamente proporzionale alla insopportabile lentezza con cui si procede alla nomina dei primari, dei medici, degli infermieri nei nostri ospedali. Oppure - e solo per esempio - alla scelta di lasciare interrotto il ponte sull’Allaro sino al punto che, dopo un anno, ancora i lavori di ripristino non sono neanche in mente di Dio.
La Calabria criminale è un passaggio necessario per consentire agli intellettuali progressisti di guardarci con occhiali deformanti così come una parte del mondo “liberal” americano ha guardato per decenni i neri e gli indiani di America. Occhiali adatti a focalizzare in quei popoli solo difetti, irredimibilità, perversione e crudeltà! Senza rendersi conto che la causa di tutto ciò era da attribuire alla voracità e al dominio dell’ “Uomo bianco.”
Il “soldato blu” doveva portare l’"ordine" ed era la causa prima del disordine.
E oggi l’ordine del “soldato blu” degrada l’intera Locride a una riserva indiana.
Qui trovano l’humus adatto i magistrati sceriffi.
Qui si dispiega in tutta la sua forza “focus ndrangheta” teso a scalpellare l’immagine di una Locride criminale!
Qui si chiudono discoteche e locali pubblici mettendo sul lastrico imprenditori e lavoratori.
Qui, il discutibile reato “associativo”, viene utilizzato per processi sommari indegni di uno Stato civile.
Qui, molto più che altrove, si ferisce quotidianamente la democrazia.
Il martello pneumatico della criminalizzazione frantuma l’idea che abbiamo di noi stessi al pari della nostra dignità. Lascia che siano altri a raccontare la nostra storia, creandoci un complesso di inferiorità e di colpa collettiva che possiede la stessa funzione narcotizzante che il whisky ha avuto con i pellirossa di America.
Se avessi voglia di scherzare, direi se “indiani” dobbiamo essere almeno dissotterriamo l’ascia da guerra!
Trasformiamo la nostra Costituzione nella grande prateria da liberare.
Galli Della Loggia comprenda che non è questo lo Stato di cui abbiamo bisogno!
Noi questo Stato lo dobbiamo radicalmente cambiare per renderlo compatibile con i principi fondamentali della nostra Costituzione che oggi hanno una funzione solo coreografica.
Non è più tempo di nani, ballerini e ruffiani di cui la nostra classe dirigente è ricca, bensì dell’urlo ribelle e indomito di mille “Geronimo” capaci di battersi per il riscatto del nostro popolo.
Autore: Ilario Ammendolia
25-10-2016 @ 16:50

Autore: seminare


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