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omelia XXIV DOMENICA DEL Tempo Ordinario ANNO C 15 sett. 2013 (prefestiva)



XXIV DOMENICA DEL T.O. ANNO C 2013 prefestiva
Durante l'anno C meditiamo il Vangelo di Luca e la liturgia della parola ci propone in due domeniche dello stesso anno, in quaresima e questa sera, la meditazione della parabola del Padre misericordioso, o comunemente chiamata la parabola del "Figliol prodigo" o come suggeriva il nostro Papa emerito Benedetto XVI" la parabola dei due fratelli".
I vari titoli si possono appropriare in base alla meditazione sui tre personaggi della parabola.
Questa sera ci soffermiamo su due protagonisti, Il Padre e il figlio minore, il figliol prodigo.
Un legame tra i due che sentiamo più vicino a noi, perché siamo genitori e quindi educatori.
La difficoltà di essere ascoltati, la difficoltà che i nostri figli non comprendono che gli insegnamenti non sono legati ad un nostro piacere di sentirci "padroni della loro vita" ci porta a continui scontri, e scelte drammatiche come quella del figlio minore che decide di abbandonare la casa, una sicurezza costruita in tutti questi anni, abbandonare la paternità.
Il Padre di cui parla il Vangelo, è Dio, l'abbandono è la scelta di vivere il peccato. Di accondiscendere alla tentazione di seguire un altro ideale, che non è altro che un utopia di libertà, ma è solo un altro legame che ci rende più schiavi.
Questo figlio che cade nel legaccio della tentazione di una falsa libertà, una falsa ricchezza che si soddisfa i suoi piacerei edonistici, ma poi si conclude, non solo perché finiscono le sue ricchezze, ma perché scopre di essere sempre più vuoto.
Mi colpiva questa estate la lettura della biografia di Leonardo Mondadori, che raccontava la sua conversione e diceva con parole simili:"Una sera di Natale, io ricco, che potevo avere tanto e tutto, mi ritrovai solo, senza cioè un senso della mia vita".
Qui si mette in gioco tutto, questo momento di presa di coscienza di essere "niente" ci si domanda:"Iniziare una nuova vita, riprendere il cammino verso Dio oppure lasciarsi andare confidando in una bugia riflessiva verso la perdizione? Anzi nascondendo la domanda stessa del senso della vita?".
Aprirsi all'incontro con Cristo e lasciarsi condurre da Lui, come abbiamo meditato martedi la storia di San Vincenzo de Paoli, che dopo essere stato schiavo, scoprì il dono della vera libertà
La donna della parabola, che cerca la dracma perduta, ci provoca ad un movimento o un sedersi, mettersi alla ricerca oppure lasciare stare.
La conversione è questa cammino di ricerca del Padre.
Un Padre che si lascia trovare, riprendendo sempre l'espressione di Papa Francesco:"Non è Dio che non perdona e l'uomo che si è stancato di cercare perdono".
Il protagonista vero di questa parabola è il Padre che corre verso il figlio e vive con lui la "festa" la gioia del ritorno.
 Una misericordia che non si conclude con l'abbraccio del figlio ma continua nel vissuto dell'accoglienza. È questa fa la differenza tra "caritas" e altri sinonimi. La carità, l'amore, si traducono in perdono.
Un perdono costante, un abbraccio sempre aperto. Solo l'affidarsi a Lui ci porta ad un inizio nuovo. E solo Lui, Cristo, che trasforma radicalmente la nostra vita e ci offre la libertà di decidere noi.
Come abbiamo meditato nella catechesi su Camillo de Lellis, che per tre volte fece il voto di non cadere nel vizio del giuoco, continuo sempre a cedere in una vita da dissoluto, finché dopo l'incontro con alcuni francescani si lasciò modellare per divenire poi, San Camillo.
 

Letta 435 volte - Pubblicata il 10-09-2013 alle ore 08:20