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OMELIA GIOVEDI SANTO



OMELIA GIOVEDI SANTO
 
Il Vangelo di Giovanni ci invita a comprendere che l'Eucarestia, la S.Messa, è servizio. Se non si fa prevalere quest'ultimo, invece di carità dovremmo parlare di solidarietà.
L'invito finale del Vangelo:"Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi" mi ha fatto ricordare quando partecipai nel '93 al convegno nazionale di liturgia a Siena dove lo slogan del convegno era questo:"Vi ho dato l'esempio" i vari relatori concludevano sempre con questa espressione: "La messa non è finita ma CONTINUA nel sevizio".
Continua, non si distacca da essa, come diceva Sant'Agostino:"Questo è l'orrendo e occulto veleno del vostro errore: che pretendiate di far consistere la grazia di Cristo nel suo esempio e non nel dono della Sua persona.
Nell'Eucarestia Cristo si dona, l'incarnazione non è limitata alla partoriente che è Maria, Cristo si è fatto uomo, in quell'uomo che tu hai di fronte ogni giorno e ti interpella al cuore. "Vi ho dato un esempio, nella lavanda dei piedi vuol dire: l'agire di Gesù diventa nostro, perché è lui stesso che agisce in noi"(Gesù di Nazaret 2 pg.75)
Perché ho scelto i ragazzi dell'Ass. INSIEME come apostoli?
Nell'estate del '10 mi ponevo spesso una domanda:"Chi te lo fa fare?" riprendendo un pensiero di un autore:"Vorrei una svegli che mi svegliasse la mattina e mi dicesse il perché", poi avvenne un incontro, con i giovani presenti che ti danno un perché, senza il bisogno di fare l'adoloscenziale, senza cioè vivere il difetto di essere adulti e di sembrare di essere ragazzo e di agire come un ragazzino. Questi ragazzi che con il loro "sorridente servizio" ti fanno comprendere cosa significhi "comunità in servizio".
Il gesto della "lavanda dei piedi" è l'inizio di un cammino. Il sacerdote propone con la sua vita l'esperienza del donarsi. La carità è farsi occasione d'incontro e da esso nasce l'amicizia.
Proprio in occasione della caritativa del banco alimentare mi è capitato di leggere un volatone della Pasqua '99 in cui Don Giussani scriveva:"Amico con un bacio tradisci il Figlio dell'uomo?" Amico, una parola che Gesù rivolse a Giuda, appena prima di essere tradito e arrestato. Ha detto a Giuda "abbiamo lo stesso destino, abbiamo una stessa via, sei parte di me ed io parte di te; la tua felicità è la mia, la mia felicità è la tua. Tu sei me". Questo vuole dire "amico". Dicendo a Giuda "amico", Cristo lo disse a ciascun uomo".
La caritativa è appunto condividere. "La carità è riconoscere la presenza di Cristo nello sguardo di chi hai di fronte, diventa comunione quando è incontro con la realtà dell'altro, diventa perdono quando ami la sua storia. Non è lavando i piedi del povero che tu fai caritativa ma baciando la sua storia, diventando parte di essa, allora si fa esperienza del vero".- (Don Roberto)
La condivisione è vivere l'incontro con l'altro. Come riflettevamo in occasione della festa dei 10 anni dell'Associazione:"La caritativa non è portare regali ai bisognosi, ma stando con loro imparerete che vivere è innanzitutto ricevere la vita da qualcuno, che vivere è condividere"(Don Giussani)
Partire da Cristo è fare caritativa, altrimenti tutto si riduce ad un'esperienza sentimentale.
Come rifletteremo domani nella Via Crucis:"La sofferenza è sempre dietro la porta che ti aspetta", l'esperienza è scoprire il senso della storia, il significato dell'incontro che avviene nell'andare in caritativa.
Andare insieme, perché "abbiamo lo stesso destino, abbiamo la stessa via, sei parte di me"(don Giussani)
Vivendo la comunione possiamo cantare "dov'è carità è amore, qui c'è Dio". Dove si vive la caritativa si inizia a costruire una comunità, evitando il peccato dell'orgoglio del dire"Ho fatto questo o fatto quest'altro…" avere quella meraviglia di cui leggiamo nella pagina evangelica del "Giudizio universale" dove i buoni si domandano con meraviglia:"Quando mai ti abbiamo visto  affamato, ammalato, dissetato… e ti abbiamo servito?" Come vi ho sempre provocato:"Il vero volontario è quello che vive in silenzio il suo servizio, non giudica e non si vanta e non si confronta con l'altro se non con Dio".(Don Roberto)
L'Eucarestia non è un simbolo dell'amore del Padre ma è il segno, cioè la realtà dell'amore vero del Padre verso l'umanità. Non è un precetto, una legge, ma è la realizzazione della misericordia.
"Vi ho dato l'esempio", Cristo è il vero ideale, è quella realtà a cui il nostro destino è chiamato a porgere il suo sguardo. In tutti questi anni in cui ho vissuto le occasioni che Dio mi ha provocato, ricordo in particolare un 'esperienza che potrà apparire come un paradosso, che mi porto a "non ricordare a quanti campi, pellegrinaggi e feste ho partecipato". Ricordo però ogni singolo sguardo di ogni uomo che ho incontrato e che ho cercato di amare.
Nella vita possiamo vivere la certezza che siamo sempre in ricerca e vi auguro che voi possiate vivere l'esperienza del servizio che vive ogni singolo sacerdote che è parroco di una comunità:"Servire è donarsi sempre e se l'uomo non dà corrispondenza allora ringrazia Dio perché ha preso consapevolezza che ci sono due amori nel mondo: il  primo viene da Dio, il secondo viene dal l'uomo e quando quest'ultimo non dà che quello ci dona il primo, allora vivi nell'angoscia, ma se ripeti alla tua vita il passo del Vangelo:"siamo servi inutili, abbiamo fatto quello che dovevamo fare" continui ad amare e il tuo sevizio diventa carità".



Letta 229 volte - Pubblicata il 21-04-2011 alle ore 06:10