Guardavalle colorata di Bianco

I Frutti Dimenticati

Parlando dei vitigni Guardavalle è quanto mai doveroso essere cauti sia nell’interpretazione storica di essi che nell’analisi di tipo ampelografico.
Tanto per cominciare i vitigni con tale denominazione avevano un’area di diffusione ampia nella fascia ionica della provincia di Reggio collocata tra Bova e Siderno, con la massima concentrazione di accessioni a Bianco e a Ferruzzano.
Infatti nel primo caso, secondo il defunto Francesco Mezzatesta, c’erano svariate accessioni, dieci, secondo Bruno Vigliante, originario di Caraffa, ma abitante a Bianco, che parlava anche di una Guardavalle Pilusa con la pagina inferiore delle foglia, fortemente pubescente.
Al momento però l’accessione più diffusa potrebbe essere una delle due presenti nelle vigne di Santino Lucà, che fornendomi due foto dei grappoli delle sue, è in possesso di due varietà distinte, credendo di avere una sola : una che sto presentando in tale occasione, dai grappoli più colorati, evidenti dalla foto di Santino, ha le foglie più vicine alle tipiche del Guardavalle più diffuso nell’area tra Ferruzzano e Gerace e l’altra ha le caratteristiche del Guardavalle presente nell’area di Stilo, Bivongi e Guardavalle, dove invece è chiamata Greca Bianca.
La Colorata ha le foglie perfettamente pentalobate di un verde sbiadito con seno peziolare a lira aperta, mentre aperti sono pure i seni laterali, con la pagina inferiore delle foglie pubescente; tale tipo di Guardavalle somiglia molto alla Guardavalle d’i Passuli di Ferruzzano e alla Greca bianca di Caulonia, dove non esiste la denominazione di Guardavalle per le viti chiamate in tal modo nella Locride centro-meridionale.
Il grappolo è medio di forma cilindrica, quasi spargolo, quindi dagli acini radi, ovali, caratterizzati da un colore tendente all’oro antico, dal graspo tenero, con il peduncolo lungo che si sviluppa in verticale, mentre il sapore dell’uva è aspro anche a maturazione avanzata ed è disdegnata dalle vespe e dai calabroni; l’acidità totale delle sue uve, che favorisce la conservabilità del vino, è abbastanza alta, inferiore non di molto di quella del Mantonico che è altissima.
L’altra varietà presente nelle vigne di Santino, ha le foglie di un verde intenso con seno peziolare a lira aperta e con seni laterali aperti pure essi.
A Ferruzzano sono state individuate quattro varietà di Guardavalle: Guardavalle Virdella, D’i Passuli, Guardavalle Nostrale o d’a Cimicia ( in quanto i suoi acini ricordano un po’ l’odore sgradevole dell’insetto) e Guardavalle Duci.
Ora di tutte le varietà di Guardavalle sottoposte ad indagine molecolare nel Centro Sperimentale di Turi dal ricercatore dott. Angelo Caputo sono emerse due viti con denominazione del vitigno di cui stiamo parlando, dal profilo molecolare unico al mondo: Guardavalle di Bianco e Guardavalle Dolce di Ferruzzano.
Per quanto riguarda il primo, non so da quale vigna ho preso i tralci, in quanto nel mio percorso di circa trent’anni in 17 comunità della provincia di Reggio, a Bianco ho prelevato tralci dalla vigna di Francesco Mezzatesta, di Mariolina Baccellieri, del defunto Pedullà, di Giuseppe Lo Gozzo, di Bruno Vigliante, di Santino Lucà, di Sergi, di D’Aguì, mentre della Guardavalle dolce di Ferruzzano i tralci li ho prelevati da una mia vigna ora abbandonata perché stretta d’assedio da capre fameliche libere di pascolare nei campi altrui.
In riferimento ancora al vitigno Guardavalle dalle cui uve si stanno creando degli ottimi bianchi nel Cirotano e nelle cantine attorno a Reggio, sta prendendo piede in tante parti della Calabria ed anche a Guardavalle sta nascendo un progetto che vuole valorizzare tale vitigno considerando che esso possa essere originario proprio da tale territorio.
Infatti attorno a Mimmo Guido di Guardavalle, abile imprenditore nel settore turistico, che gestisce assieme ai suoi fratelli un villaggio di mille posti letto, interamente occupati già dai primi di giugno, sta ruotando un progetto che vuole ricercare in tutta la provincia di Reggio e nel anche Catanzarese il vitigno della varietà Guardavalle, nella convinzione che esso sia originario proprio di tale territorio e ciò è molto probabile perché esso era presente, con tale denominazione, nelle vigne di Soverato Superiore, ora inesistenti, ma con l’accessione del Guardavalle Nero; ora è impensabile che il vitigno in oggetto avesse tale denominazione anche a Soverato che dista pochi chilometri da Guardavalle, se in effetti in origine esso non fosse molto radicato nel territorio, da cui avrà preso la denominazione.
Non bisogna dimenticare che il territorio dell’antica Caulonia, che si estendeva all’incirca da Roccella a Badolato, era ricca di vitigni antichi e probabilmente anche delle Aminie Lanate, le viti fortemente pubescenti introdotte dai Tessali nel territorio della distrutta Sibari agli inizi del V secolo a.C; c’è la possibilità che le Lanate fossero affini alle viti Guardavalle.
Persino nel XV secolo, periodo di crisi, solo al monastero di San Giovanni Teresti, nell’area gravitante attorno a Stilo, di cui Guardavalle era forse il casale più attivo, toccavano cento dieci salme di vino all’anno nelle vigne appartenenti al monastero stesso; bisogna ricordare che una salma era costituita da circa 150 chili, quindi il monastero probabilmente di decime recuperava circa 160.000 litri di vino.
Tali notizie ce le fornisce una fonte non sospetta: Atanasio Calceopulos, inviato papale, mandato in Calabria nel 1457-1458 ad ispezionare i monasteri basiliani in crisi.
Il progetto di Guido è quello di ricercare, specialmente nella provincia di Reggio, i vitigni con la denominazione del suo paese, specie nelle aree marginali per la viticultura dove in vigne ormai vicine ad essere abbandonate, può sopravvivere il vitigno in questione.
In tanto si sa che persino nelle contrade isolate del comune di Canolo, sopravvivono piccole vigne dotate del vitigno Guardavalle.

http://www.larivieraonline.com/guardavalle-colorata-di-bianco

Autore:
Orlando Sculli e Antonino Sigilli
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