La piovra contamina la politica

Per la terza volta colpita Lamezia Terme. Sciolta una amministrazione su dieci

COSENZA – Una amministrazione su dieci in Italia termina in anticipo la sua esperienza comunale. Colpa non solo di attriti di natura politica che culminano in sfiducie o dimissioni, ma soprattutto di scioglimenti per infiltrazioni mafiose nella macchina amministrativa. Lamezia Terme, Cassano all’Ionio, Isola Capo Rizzuto, Marina di Gioiosa Jonica e Petronà. Sono questi gli ultimi cinque comuni sciolti ieri al termine del consiglio dei ministri, su proposta del ministro degli Interni Marco Minniti. Sono tutti enti calabresi. Sale così a quota 14 il numero delle amministrazioni mandate a casa dal Viminale. Lo scorso anno erano stato appena quattro i comuni sciolti. Lo scenario politico è raccapricciante. A differenza dei casi precedenti anche il comunicato del Consiglio dei Ministri si spinge oltre la comunicazione “formale”. Per il Governo non ci sono dubbi: «sono stati accertati condizionamenti da parte della criminalità organizzata».

Per la terza volta (dopo il 1991 e il 2002) la giustizia si è abbattuta sulla terza città più popolosa della Calabria, dopo Reggio Calabria e Catanzaro. Lamezia Terme, con i suoi oltre 70mila residenti, si è vista spazzare via l’amministrazione comunale del sindaco Paolo Mascaro.

Da lunedì il primo cittadino ha iniziato per protesta lo sciopero della fame. Il motivo? Essere stato ignorato dalla commissione d’acces – so antimafia. Sotto la lente della giustizia ci sarebbero le posizioni di undici consiglieri comunali, alcuni episodi avvenuti nella campagna elettorale del 2015 e gli appalti pubblici. Dopo dieci anni di amministrazione di centrosinistra a guida di Gianni Speranza, il centrodestra, pur frantumato, era riuscito a conquistare il comune con Mascaro.

Altro caso particolare è quello di Marina di Gioiosa Jonica, sulla fascia jonica reggina. Il 22 novembre del 2013 Domenico Vestito era stato eletto sindaco dopo la fase di commissariamento per mafia dell’amministra – zione dell’allora sindaco Rocco Femia. Nel giorno del quarto anniversario di amministrazione è arrivato il “regalo” dello scioglimento per l’avvocato Vestito. Marina di Gioiosa è soltanto l’ultimo caso di un lungo elenco.

La provincia di Reggio Calabria, infatti, è da record: è la più colpita dai provvedimenti di scioglimento. E tra questi c’è quello riguardante il primo capoluogo a essere commissariato in base all’articolo 143: nel 2012, infatti, furono gli 007 della Prefettura a gestire la vita amministrativa del comune di Reggio Calabria.

A Isola Capo Rizzuto l’in – chiesta sulla cosca Arena che lucrava sul Centro di accoglienza per migranti ha pesato senz’altro sulla decisione del ministro Minniti, così come l’iscrizione del sindaco Gianluca Bruno nel registro degli indagati e l’arresto del consigliere comunale Pasquale Poerio.

E’ durata poco più di un anno, invece, l’esperienza di Gianni Papasso, alla guida del comune di Cassano all’Ionio. Era stato eletto con il 60 per cento dei consensi nella primavera dello scorso anno. Per il Ministero è bastato questo lasso di tempo per consentire a forze estranee alla gestione pubblica di condizionare l’andamento dell’ente locale.

A Petronà, piccolo centro del catanzarese che conta appena 2600 abitanti, a finire nel mirino del Viminale è stata l’amministrazione del sindaco Romina Murace, l’unica donna ad essere stata raggiunta dal provvedimento del Governo. L’elenco dei comuni “contaminati”dalla ‘ndrangheta è destinato ad allungarsi.

Il Quotidiano del Sud

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