venerdì , 22 settembre 2017
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Ospita il cannone e finisce nei guai

Si può finire nei guai per aver fatto un favore allo Stato? La risposta è sì. La storia che ha coinvolto l’imprenditore turistico di Guardavalle Mario Guido ha dell’incredibile, anche per i suoi risvolti giudiziari. L’uomo è infatti imputato in un procedimento penale che ruota attorno a un antico cannone ritrovato nel 1991 nelle acque dello Jonio e ospitato finora presso la sua struttura ricettiva. A raccontarci la storia è il prof. Valentino Ussia, ex docente e giornalista, testimone diretto di quel ritrovamento e delle vicende che ne seguirono e che è stato chiamato a comparire il prossino 7 aprile come testimone nel processo a carico dell’imprenditore presso il Tribunale Penale di Catanzaro, nel procedimento penale.
Dott. Ussia, vogliamo raccontare questa storia che l’ha coinvolta in prima persona?
«Mi consenta di ringraziare la testata giornalistica del “Il Quotidiano del Sud”, che mi da la possibilità di far conoscere ai calabresi una vicenda che ha dell’incredibile. Il 10 agosto 1991, a circa 4 metri di profondità nello specchio d’acqua antistante il “Villaggio Camping Faro Punta Stilo” sito in località “Cerraone” del Comune di Guardavalle, ad opera del Sig. Angelo Violo e dei figli Andrea e Roberta veniva scoperto durante una immersione subacquea un antico cannone. Il sig. Violo, denunciava la scoperta alla locale Stazione Carabinieri. Successivamente veniva sollecitato il mio intervento quale cultore di storia locale, di presidente protempore della sede di Guardavalle dell’ Archeoclub d’Italia e di operatore dell’informazione. Ho effettuato, quindi, delle immersioni nel punto del rinvenimento, constatando la veridicità della scoperta ed ho scattato numerose foto subacquee del reperto stesso».

Successivamente ha informato gli enti interessati alla scoperta?
«Certamente, ho relazionato sulla scoperta alla dott.ssa Maria Teresa Iannelli, Archeologa della Soprintendenza alle Antichità della Calabria, Direttrice del Museo di Vibo Valentia e degli scavi della magnogreca Kaulon (oggi Monasterace). Della scoperta informavo anche il vicesindaco di Guardavalle, dott. Antonio Tedesco. Successivamente, di concerto con la Dott.ssa Iannelli e con il Sindaco di Guardavalle , mi sono messo in contatto con la dott.ssa Elena Lattanzi, Soprintendente alle Antichità per la Calabria, alla quale ho fatto pervenire il materiale fotografico e la cartina della zona con il punto di localizzazione del reperto».

Per quanto riguarda il recupero del cannone?
«La dott.ssa Lattanzi, dopo i dovuti accertamenti e procedure, ha ordinato il recupero del cannone alla Cooperativa “Aquarius”, diretta dall’Archeologa Alice Freschi, che in quel periodo effettuava, per conto di detta Soprintendenza, ricerche subacquee e recupero di reperti. Il 15 settembre 1991, sotto il controllo dell’Archeologo della Soprintendenza Roberto Spadea, direttore del Museo di Crotone, degli scavi della Roccelletta e competente per l’Archeologia nella provincia di Catanzaro; del Comandante la Stazione Carabinieri di Guardavalle, maresciallo Alfredo Anselmo; del Sindaco di Guardavalle, i sub dell’Aquarius, diretti dall’Archeologa dott.ssa Alice Freschi, procedevano al recupero del cannone».

Il cannone ha trovato una collocazione?
«Dopo il recupero, gli archeologhi Roberto Spadea e Alice Freschi ravvisavano la necessità urgente di proteggere l’antico manufatto dal contatto diretto con l’ossigeno atmosferico che, reagendo con i sali marini delle concrezioni sviluppatisi nei secoli, avrebbe irrimediabilmente corroso il metallo; nel contempo solo con l’immersione nell’acqua dolce si sarebbe avviato il processo di protezione e di desalinizzazione delle concrezioni e del metallo. Non disponendo la Soprintendenza di una struttura adeguata alla bisogna (in quel tempo non era ancora stato costruito il Museo nella vicina Monasterace), su richiesta degli archeologhi Spadea e Freschi e del sottoscritto, il sig. Guido acconsentì ad ospitare il cannone e a custodirlo immerso in una vasca di acqua dolce del suddetto “Villaggio Camping Faro Punta Stilo”, fino alla completa desalinizzazione e al distacco di concrezioni e materiale litico».

La scoperta, ha avuto ricadute mediatiche?
«Certamente, come giornalista ho effettuato diverse interviste. Nei giorni seguenti, le emittenti locali e regionali hanno dato ampio risalto al recupero del cannone e messo in onda l’intervista. La notizia è stata diffusa anche dalla stampa, tra cui un ampio servizio fotografico il mensile di cultura e turismo “Il Fiore di Pietra». Intanto veniva costruito il Museo Archeologico di Monasterace… «Nel giugno del 2011, essendo stato ormai costruito il Museo Archeologico nella limitrofa Monasterace, di concerto con la direttrice del Museo Maria Teresa Iannelli, che vi stava curando l’ allestimento dei reperti, mi sono recato presso il “Villaggio Camping Faro Punta Stilo” per organizzare il trasferimento del reperto a detto Museo: ma il Sig. Mario Guido mi ha comunicato che il cannone non poteva essere spostato in quanto la Guardia di Finanza, in uno dei consueti controlli al locale, lo aveva notato e, ignorando la storia del recupero e dell’affidamento ai Guido e non credendo a quanto da lui riferito, aveva disposto in data 8.3.2011 il sequestro del cannone e denunciato lo stesso sig. Guido».

Fonte: Il Quotidiano – Franco Laganà

 

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