Procurato aborto: condannato ginecologo di Soverato

Dal tracciato eseguito su una 33enne di Guardavalle non si accorse che il feto era in sofferenza

Procurato aborto. E il reato per il quale il Tribunale di Cattanzaro (sezione penale) ha condannato il ginecologo soveratese Tommaso Gioffrè a sei mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali. Al centro della vicenda, che ha coinvolto anche il responsabile civile dell’Asp di Catanzaro, per il quale è stata rigettata la richiesta di condanna, il dramma che ha colpito una famiglia di Guardavalle. I fatti risalgono al giugno 2013 e si riferiscono alla morte della bimba che una trentatreenne della cittadina ionica portava in grembo. La piccola era venuta alla luce senza vita, facendo precipitare nel dolore i suoi genitori e l’intera comunità, colpita dalla terribile tragedia. Solo il giorno prima, a fine gravidanza, la donna si era recata per una visita nello studio privato del dottor Gioffrè. Il ginecologo, dopo averla sottoposta al tracciato, l’aveva rassicurata sulle sue condizioni e su quelle del feto e le aveva fissato un appuntamento per la settimana successiva. Rientrata a casa, nel corso della notte la giovane aveva accusato dolori fortissimi che l’avevano portata, il giorno dopo, a recarsi al Pronto soccorso dell’ospedale di Soverato. I sanitari chiesero subito una consulenza ginecologica, ma la situazione era precipitata, come rilevato dal tracciato eseguito nel reparto ospedaliero e confermato dall’ecografia. Il feto non dava più segni di vita. I medici avevano poi proceduto con il taglio cesareo, estraendo il corpicino di una bimba di circa 3 kg. Nonostante fosse nata morta, la bambina chiamata Erika, era stata battezzata nella cappella dell’ospedale. La disperazione indicibile della famiglia, poi la denuncia dei familiari nei confronti del ginecologo accusato di non essersi accorto, nella visita precedente al ricovero, della sofferenza del feto per mancanza di liquido amniotico. Poi le indagini dei carabinieri per fare luce sulla vicenda, con il sequestro del cordone ombelicale, della cartella clinica e della placenta. Oggi la sentenza del Tribunale che condanna Gioffrè. All’imputato il giudice monocratico Francesca Pizii ha concesso il beneficio della sospensione della pena e quello della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziario. Il Tribunale ha, inoltre, condannato il ginecologo al risarcimento del danno nei confronti delle parti civili, assistite dall’avvocato Alfredo Arcorace. «Mezza giustizia è stata fatta, ma rimane il profondo dolore per la perdita della piccola Erika — hanno commentato i familiari — ci saremmo aspettati un trattamento più severo per il grave errore che è costato la vita della bambina».

Fonte: Gazzetta del Sud (le.va.)

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