Peppino, da Guardavalle all’Europa e i suoi occhi che guardano il mondo

Le querce non cadono mai. Non invecchiano e non muoiono. E l’erba del bosco e gli arbusti che vi crescono attorno sono tutti belli e sani e forti. Rigogliosi. Gli eroi quelli veri (non solo i nomi sulle vie. per le scuole e nelle piazze) sono quei padri che nascono padri prima ancora di concepire i figli. Lo sono dei propri fratelli, degli amici in difficoltà, del proprio padre quando diventa fragile e si fa piccolo. Lo sono della comunità alla quale appartengono. E del proprio paese, quello in cui sono nati e hanno scelto di vivere anche quando la propria fattiva intelligenza li avrebbe potuti far vivere altrove. Per vivere meglio e dare di più alla propria famiglia.

Queste querce-eroi non hanno conosciuto che la fatica. Nelle braccia e nelle gambe. E non hanno sentito che l’amore. Nel petto e negli occhi. E nelle mani che hanno donato beni e carezze. E hanno usato la testa per creare cose, lavoro. Altri beni. Per tutti. E fare bene. A tutti. Sopratutto, quando da semplice lavoratore si sono fatti imprenditori. Inventandosi uno spazio in un campo strapieno di pezzi forti. Quello dei trasporti passeggeri. Prendendo in fìtto quei pullman che guidavano quando erano autisti, e bravi, della ditta Federico. E quel padre era giovane nei primi anni settanta. E i primi viaggi sempre lui alla guida per l’agenzia dei viaggi da lui fondata. La sua, perché fosse dei suoi quattro figli maschi a cui garantire pane e lavoro in sicurezza.

Tutti e quattro i figli, a lavorare con lui. Anche quel Francesco, campione di sensibilità e umanità, che di professione fa il musicista. A girare per l’Italia. E poi un tantino più su. E più sopra ancora: Francia. Germania e tanta altra Europa. I padri che intraprendo questo lavoro non vogliono procurarsi il pane e poi il companatico. No. Vogliono di più: conoscere con gli occhi quello che non hanno potuto studiare perché in quei paesi piccoli degli sessanta, la Calabria pesava sulle spalle dei ragazzi con la sua dura miseria e povertà anche culturale. E quella grave arretratezza strutturale che procurava l’isolamento più brutto, quello di sentirti non solo lontano dal mondo, ma escluso dall’universo. Non degno dell’Europa e del mondo nuovo che si voleva costruire.

Questi padri sono curiosi e vogliono apprendere da se medesimi tutto della vita. E dalla terra, che se gira lo è per farsi conoscere. Tutta. Da tutti e se gira senza fermarsi è per fare incontrare i suoi abitanti. Tutti, nessuno escluso. Quei padri querce-eroi allora hanno fortemente voluto farla conoscere questa benedetta terra. Scoprirla palmo a palmo, regione per regione. E siccome amano principalmente la propria terra e la propria regione hanno voluto che insieme a loro la potessero conoscere quante più persone possibile.

Di più quelli del paese piccolo, il suo, posto su un piccolo monte, che scende delicatamente verso il mare, dove quel piccolo paese, pur disordinatamente. si distende. A cento metri da quel mare, ancora sano e pulito e bello, ci abitano ancora. E da qui che quei viaggi verso il mondo iniziavano. E con un altro segreto obiettivo: forzare quella specie di posto di blocco culturale e fisico, squarciare quel muro che separava dal mondo. Rompere l’isolamento. E consentire a tante famiglie con pochi mezzi e ai giovani come agli anziani di andare. Vedere. Conoscere. E tornare, diversamente da quei tantissimi che avevano già lasciato il paese da emigranti.

Questo padre-eroe somiglia a tanti padri di quel luogo tanto bello quando ferito da alcuni suoi stessi figli. È Guardavalle. il cui nome già ne dccanta la bellezza. Lui è Giuseppe Menniti. Peppino per tutti. Uomo dal cuore enorme e dal carattere pieno di forza e di passione. Un padre rigoroso per quei figli che sarebbero dovuti venir su operosi e onesti, generosi e con il cuore rigonfio sempre d’amore. Lo stesso che Peppino nutre per questa nostra amata terra.

Fonte: Il Quotidiano – Franco Cimino

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