Statale 106 lettera aperta

La redazione riceve e pubblica

L E T T E R A  A P E R T A

Al Dottor PIERLUIGI GALATI

Attivista Movimento 5 Stelle

– Versante Ionico

GUARDAVALLE

Egregio Dottor Galati,

più volte entrambi, al di fuori dei rispettivi credi politici, ci siamo confrontati sulle problematiche che incidono sulla vita economica e socio-politica della nostra comunità, locale e comprensoriale.

Per la posizione periferica del nostro Comune, Guardavalle, e per le ben nota carenza (sarebbe meglio dire: assenza quasi totale) di mezzi pubblici di trasporto, siamo costretti a percorrere quotidianamente quei maledetti 25 km di SS 106 (ritargata pomposamente E 90) per raggiungere Soverato, importante centro del Comprensorio e sede dei principali servizi, per i più svariati motivi: di salute, burocratici, scolastici, lavorativi, economici, amministrativi, personali, ecc..

A maggior ragione deve avvalersi dei mezzi privati di trasporto chi, abitando nei centri storici interni, non può usufruire dei mezzi pubblici che passano, se pur pochi, dalle Marine.

Non voglio fare un excursus storico sulle nostre vie di comunicazione: ma la SS 106, nel tratto Guardavalle-Davoli, è rimasta quella costruita nei primissimi anni ’30 dal regime fascista, tranne il piccolo tratto che aggira le case di Isca Marina, variante realizzata ad opera di Giacomo Mancini negli anni ’70.

I circa 6 metri di larghezza della strada, senza banchine, con muretti e guardrail a filo dei margini delle carreggiate, rendono l’incrocio fra camion e/o pullman sempre a rischio. Quasi sempre uno di quei grossi veicoli che si incrociano deve fermarsi per consentire all’altro di prendere le misure millimetriche. Tanto mi capita di constatare quotidianamente, ed anche Lei ne ha fatto esperienza.

Se agli albori della motorizzazione, e fino agli anni della 2^ Guerra Mondiale, la 106 mussoliniana poteva essere sufficiente per il traffico di quei tempi, certamente non può esserlo più adesso, non solo per l’aumento esponenziale del traffico veicolare dei nostri giorni, ma anche per l’aumento delle dimensioni dei veicoli attuali, a partire dalle utilitarie fino ai pullman ed ai Tir, veri e propri mastodonti dell’era moderna.

Quand’anche “l’araba fenice” della futuribile 106 pedemontana dovesse essere realizzata (campa cavallo…), su di essa si riverserebbe solo il traffico delle lunghe percorrenze, mentre la vecchia -cioè l’attuale ed anche futura 106- continuerà ad essere percorsa da automobili, pullman e camion per le necessità ed il collegamento fra i centri della nostra fascia ionica: s’impone, comunque, intervenire drasticamente ed in modo

improcrastinabile per adeguarla alle necessità presenti e future. Ogni pazienza ha un limite.

Noi non siamo dei tecnici e, quindi, non siamo abilitati a redigere e/o firmare progetti, calcoli statici, computi metrici et similia. Ma poiché non abbiamo depositato il cervello all’ammasso, e confortati dall’unanime parere di tanti cittadini e tecnici, nel nostro piccolo una soluzione fattibile, sollecita ed economica l’abbiamo individuata: la SS 106 può essere tranquillamente allargata sfruttando, nei tratti extra urbani, la striscia di terreno posta fra statale e ferrovia, quasi tutta di proprietà di ANAS e FF.SS., e pertanto incolta o, comunque, di scarso valore agricolo e di nessun valore quale suolo edificatorio.

Negli attraversamenti dei centri urbani, così come l’ANAS ha fatto e sta facendo ancora per Davoli Marina, può anche intervenire mettendosi d’accordo o sollecitando le Amministrazioni comunali dei paesi attraversati, che, finora, non si sono mai impegnate fattivamente, a costo di piantare le tende dinanzi ad ANAS e Prefettura. Ma quando si è in tutt’altre faccende affaccendati ed impegnati in politiche di piccolo cabotaggio…

Di tanto, dicevo, abbiamo discusso e convenuto più volte, caro Dottor Galati. Lei ha promesso di sollecitare la sua parte politica. Le riconosco di averlo fatto ed io ho avuto modo di leggere sui mezzi di informazione il comunicato che ne è scaturito, e di cui trascrivo la parte che ci riguarda: “… intervenire subito per la messa in sicurezza del tratto di 106 compreso tra Davoli e Guardavalle, individuando possibili migliorie veloci della sede stradale, delle barriere protettive e della pubblica illuminazione” (Gazzetta del Sud, 29.3.2018, pag. 25).

Siamo grati alla neo eletta, senatore Silvia Vono, ma temiamo che la formulazione del comunicato stampa anche stavolta darà, ai soliti maneggioni, la possibilità di manovrare per riversare sulla 106 (cui prodest?) altre tonnellate di metallo fra guardrail, pali, segnali, lampioni (di competenza comunale, questi, nei centri attraversati) e poi strisce, divieti, ecc., ma senza risolvere il problema vero, fondamentale e prioritario che è quello dell’ALLARGAMENTO DELLA SEDE STRADALE. Altro che strisce, guardrail e autovelox!

I problemi non devono essere aggirati o nascosti. Devono essere affrontati e risolti. Finora l’ANAS si è comportata come lo studentello che tenta di giustificarsi dicendo di non aver potuto risolvere il problema o tradurre il brano di latino per colpa del fratellino minore che gli aveva strappato la pagina! E così l’ANAS risolve il problema della ormai famigerata 106 impedendo agli utenti di superare magari pure le tartarughe anche nei rettifili lunghi chilometri (come quelli fra Guardavalle e S. Caterina, e fra S. Caterina e Badolato) e criminalizzandoli se superano gli assurdi 70 Kmh, imposti anche dove non necessitano.

La segnaletica, orizzontale o verticale che sia, si deve rispettare, è vero, ma per essere rispettata deve essere rispettabile: quando viene imposta cervelloticamente o per fare cassa, rispettabile non lo è più e diventa anche diseducativa, perché l’utente non saprà

più distinguere fra segnaletica giusta, necessaria, e quella cervellotica, di cassa o semplicemente perché abbandonata dopo interventi anche di anni prima!

E poi, invece di allargare, l’ANAS stringe: stringe di fatto la sede stradale nel mentre vi accosta più del giusto le barriere metalliche, anche quando potrebbe installarle più lontano.

E stringe ancor di più i già stretti ponti mussoliniani, adducendo motivi capziosi e assurdi: salvaguardare da ipotetici urti i pilastri in cemento armato laterali… dimenticando, però, che quel cemento armato di ben 85 anni addietro è ancora molto più resistente di quello di oggi, molto spesso con poco cemento ma con molto colorante…

L’ANAS avrebbe pure potuto divertirsi a stringere i ponti: ma solamente dopo averne costruito altrettanti accanto a quelli esistenti, per consentire flussi separati al traffico nelle due direzioni di marcia. Quanti nuovi ponti e quanti allargamenti si sarebbero potuti realizzare con i soldi gettati sul fiume Ancinale per quella struttura faraonica, per nulla risolutiva in quanto il traffico attraversa sempre come prima Davoli Marina?

Nel frattempo a noi cittadini (ma trattati come sudditi) di questo lembo della provincia di Catanzaro, Sud del Sud, periferia della periferia, si continua a dire che non ci sono fondi. Senza estendere il discorso a tante altre situazioni di attualità, ci si consenta una riflessione (rivolta anche a chi avrà responsabilità di stato, siano esse di governo o di opposizione): l’Italia ha oltre 30 missioni militari all’estero, con le conseguenti e immaginabili enormi spese, oltre che per la logistica anche che per gli interventi che, da buoni italiani, facciamo: ordine pubblico, ospedali, strade, scuole, ponti, acquedotti, mense, ricostruzioni, eccetera. E intanto in patria le Forze dell’Ordine, con organici insufficienti, spesso e volentieri non hanno benzina e non possono riparare i pochi automezzi in dotazione, quando si guastano… (la Grande Potenza con le toppe!)-

E poi, se non si vuole risparmiare riducendo le missioni militari all’estero (dove andiamo per rimediare ai guai combinati dalla politica avventuristica di nostri alleati, vicini e lontani) perché non si utilizza i tecnici del Genio Militare per risolvere il problema dei ponti, che costruirebbero presto e bene e senza bustarelle? Non ci interessa né l’estetica e né il materiale, li facciano come sanno fare i nostri Genieri (e sanno fare bene) e come vogliono: di ferro, di legno, prefabbricati e, magari, anche di barche. Ma che li facciano, scavalcando ANAS, pastoie burocratiche, bustarelle e qualsivoglia altro impedimento.

Non ritengo ci sia bisogno di aggiungere altro.

La ringrazio per l’attenzione che avrà avuto la cortesia di prestare e per quanto vorrà e saprà fare.

Cordialmente.

Guardavalle, 3 aprile 2018

Valentino Ussia

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