Il vino di Guardavalle sbarca sul mercato

Passa il disciplinare per la produzione e la commercializzazione

Promozione delle risorse locali per creare sviluppo e indotto economico, a partire soprattutto dai prodotti e dalle tipicità del settore agroalimentare che caratterizzano il territorio. Un’idea che si è concretizzata nei mesi scorsi con l’istituzione della De.co (denominazione comunale d’origine), deliberata nell’aprile scorso dal consiglio comunale, che ha approvato contestualmente il regolamento per la valorizzazione delle attività agroalimentari tradizionali locali. Dopo l’istituzione della De.Co., il passo successivo compiuto dall’amministrazione comunale è stato quello di attribuire il riconoscimento al vino di Guardavalle e di approvare il relativo disciplinare di produzione e commercializzazione, proposto dalla commissione comunale preposta. Scopo del disciplinare è quello di salvaguardare l’originalità della produzione locale, che si traduce concretamente con il tutelare e il custodire il lavoro, le abitudini e gli usi locali connessi alla produzione del vino guardavallese, nel rispetto di una tradizione che è frutto di esperienza e saggezza antica. Il vitigno Guardavalle è uno dei principali vitigni autoctoni a frutto bianco calabresi. Viene coltivato principalmente lungo la costa ionica (nel Cirotano, nella Locride e nell’area del Doc Bivongi). È considerato un vitigno a maturazione medio-tardiva, che normalmente viene raccolto nella terza decade di settembre. Nel comune di Guardavalle, secondo il censimento ISTA agricoltura 2010, la superficie destinata alla coltivazione della vite è di 36 ettari, nei quali è ancora diffusa la presenza del vitigno Guardavalle, anche in vigneti d’età superiore ai 60 anni in monovitigno o in consociazione con altre varietà autoctone. Il vitigno Guardavalle è diffuso anche in altre aree della Calabria, ma il riconoscimento della De.co ha la finalità di recuperare il legame fra il vitigno e il territorio e di incentivarne la coltivazione. A causa dell’abbandono delle aree interne e della forte emigrazione che ha subito la cittadina ionica, infatti, buona parte del patrimonio viticolo è andato perso. La commissione comunale nel proporre il riconoscimento per il vino locale ha, tuttavia, tenuto conto del fatto che la tradizione viticola di Guardavalle, dove ancora sono presenti, non in uso, diverse decine di palmenti, può facilitare il recupero del vitigno e la produzione di un vino di qualità per dare nuovo impulso alla viticoltura.

Fonte: Gazzetta del Sud – Letizia Varano

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